mercoledì 3 settembre 2008

2. Il vaso di Pandora

Nel Tartaro ci sono molti luoghi oscuri, in cui giacciono cose di noi che non immaginiamo nemmeno.
Se ne stanno lì, acquattate, sepolte, sopite, dimenticate, rimosse o, semplicemente, in attesa.

Non sono tutte brutte...io però ne ho scoperta una orribile: la crudeltà.

Ad alcuni i fatti sono noti, ma in questo luogo non sono così importanti. Racconto solo che sono stato tradito nella più profonda (e a tratti morbosa) delle amicizie e che la reazione è stata...deflagrante.

Colpe? Responsabilità? tante da ambo le parti.
Ma a causa del dolore e della delusione, ho cominciato a dire alla persona che ha provocato tutto questo una serie di cose orribili, scavando nelle sue paure e nelle sue insicurezze, colpendo senza pietà o ritegno tutti i punti più sensibili. Essendo stato il suo confidente per un bel pezzo, non mi è stato difficile.

La cosa più brutta, però, è che vomitare odio e fare del male mi è piaciuto. Un piacere empio, amaro, profondamente cattivo, ma pur sempre una sensazione esaltante.

Pentito? Neanche un po'. Nella stessa situazione, rifarei la stessa cosa, pronuncerei le stesse frasi.

Solo che, alla distanza, mi rendo conto che ho perso qualcosa di me. L'odio che è fluito dentro di me mi ha nutrito...ma alla fine mi ha anche marchiato, contaminato, divorando un pezzo del mio cuore.

Ora sono più cattivo, più amaro... e non mi piace. Ma ormai il Vaso di Pandora è stato aperto: il mio odio vaga per il Tartaro e non posso più rispedirlo dov'era. Ora ci vuole coraggio: devo andare nel Tartaro e ritrovare la radice dolce e affettuosa del mio essere, affrontando il rancore che mi logora.

Un compito duro e complesso, non c'è che dire. Ma il primo passo da fare, come sempre, è guardare avanti, lasciandosi alle spalle le mura del Vallo.

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