lunedì 27 ottobre 2008

6. L'Arciere

Diorama

Per quanto la quotidianità della vita imponga ai più una monotona routine, l'analisi del breve periodo spesso rivela un andamento ben diverso da quello generale.
Grazie a questo empirico principio diventa semplice spiegare la mia prolungata assenza dal blog: l'ultimo periodo lavorativo ha assorbito la maggior parte della mia vena creativa, mentre la mia vita emotiva ha attraversato una fase di agognata e fragile tranquillità.

In effetti ho ricavato spunti di riflessione interessanti, ma non sono riuscito a trovare l'ispirazione, a superare quell'attrito di primo distacco che sempre si pone a chiunque decida di scrivere qualcosa. Trascurare il mio blog mi dispiace...pero' a ben vedere, se mi aggiro poco nel Tartato vuol dire che tanto male non sto.

Sebbene io possa autoironicamente considerare questo mio stato come eccezionale (e quindi per definizione degno di nota), il senso di questo post non è descrivere il mio benessere, quanto piuttosto di aggiundere un importante tassello al mondo del Tartaro.

In effetti, comincio un po' a vedere il Tartaro anche come una sorta di diorama: uno scenario, una rappresentazione della realtà, con tanto di modellini di costruzioni e elementi naturali. Un giocattolo dinamico, sempre in movimento e in costruzione, continuamente modificato ed esteso in sintonia con le mie riflessioni e le mie scoperte. In un certo senso è come esternalizzare il mio punto di vista rispetto a me stesso.

Come detto in precedenza, oltre a elementi inanimati il Tartaro contiene personaggi. Ecco quindi comparire sul modellino alcune miniature: in primo piano c'e' il Corridore, in posizione sempre diversa a seconda delle sue peregrinazioni. In lontananza c'e' l'Ingannatrice Errante, chiusa nel suo castello in attesa dei demoni.

Qualche sera fa, davanti a una birra, ho trovato l'ispirazione per una nuova miniatura, un nuovo personaggio da aggiungere al mio diorama. Nel mondo reale è uno dei miei piu' cari e vecchi amici, una delle due persone che considero davvero come fratelli; nel mondo del Tartaro, lo vedo come l'Arciere.

Come sempre il nome non è un pretesto o un capriccio, anche se i risvolti spesso li scopro dopo. L'Arciere non lancia tanto frecce quanto piuttosto "strali": ho scelto questo termine insolito sulla base di un istinto, forse sulla spinta della ricercatezza linguistica. Sono partito dal significato letterale di proiettile, verificando però il significato su un vocabolario. Lì mi si è palesata la molteplicità delle interpretazioni:

1 freccia, saetta
fig., critica pungente, attacco polemico e sim.

2 estens., dolore, pena spirituale

3 mar., imbarcazione a vela da diporto con equipaggio da regata composto da due persone

(http://www.demauroparavia.it/115546)



Accantonando la surreale (e suggestivamente allucinante) idea di una faretra piena di natanti, i termini "critica pungente", "attacco polemico" e "pena spirituale" sono particolarmente adatti alla figura dell'Arciere.

Egli è infatti un cacciatore nel Tartaro: insegue tanto i demoni quanto i loro creatori, scagliando i suoi strali infuocati contro le illusioni e le seghe mentali di coloro che egli considera meritevoli di attenzione.

L'Arciere non è malvagio, tutt'altro: se ti bersaglia con durezza, se ti ferisce, se bracca le tue paure e le tue debolezze, vuol dire che gli stai a cuore e che ha stima di te. Egli ha un grande potere: la Vista. E' in grado di dissolvere qualunque Vallo, sa guardare veramente nel profondo delle persone, soprattutto negli angoli più bui. Trancia le seghe mentali con disprezzo e indifferenza: non le capisce e non gli interessano. La Vista guida i suoi Strali dove fa più male per farti migliorare, per tenere alta la tua guardia, per non permetterti di cullarti nel tiepido autocompiacimento di un periodo fortunato o di una falsa e miope sicurezza. L'Arciere sa inchiodarti ai tuoi demoni: con un unico Strale può trafiggere loro e te insieme, congiungendo preda e predatore come Peter Pan e la sua ombra.

Perché l'Arciere è così? Perché questi sono gli usi della sua tribù: così è stato educato e plasmato, forgiato dal fuoco di Strali lanciati da membri del suo clan. A dispetto della durata della nostra amicizia, l'ho scoperto solo recentemente.


L'Arciere e il Corridore

Molte cose differenziano il Corridere e l'Arciere, non ultimo il loro rapporto con i problemi e le paturnie altrui.

Se il Corridere entra in un labirinto di specchi, cerca di scrutare le immagini per non urtare alcun vetro, spesso rimanendo intrappolato dal fascino che esercita su di lui la complessità delle figure che lo circondano. L'Arciere frantuma gli specchi per trovare l'uscita.

Negli ultimi 10 anni ho sperimentato sulla mia pelle tantissimi dei suoi Strali, con infinite discussioni e periodi veramente...pesanti. Dovessi dire di aver cercato io la rissa dovrei certamente sforzarmi, ma so benissimo che non è vero: ci ho messo del mio. Per superficialità e incuria più che per intenzione, però l'ho fatto arrabbiare molte volte. E visto che lui mi provocava per il mio bene (almeno nelle intenzioni), temo di essere io ad aver tenuto il comportamento peggiore.

Nonostante la lotta, gli inseguimenti e gli agguati, Arciere e Corridore sono grandi amici. A volte scomodi come un gatto in grembo che ti artiglia per non essere spostato, ma pur sempre grandi amici, come un gatto che ti salta in grembo quando sei solo e fa freddo.

Come figura, l'Arciere è più grande del Corridore: più veloce, più forte, più esperto. E' sempre all'avanguardia in nuovi territori, regioni della vita che lui esplora e che il Corridore studia ancora solo sulle carte o non immagina neppure. Mentre il Corridore si perde nelle nebbie delle sue ossessioni, l'Arciere lancia Strali di luce per illuminarsi il cammino. Spesso egli è affamato di esperienza: cerca di mordere la vita con canini appuntiti e di strapparne succulenti bocconi.



L'oscillazione dello slancio

Come descritto finora, l'Arciere è un personaggio formidabile e spietato, diretto fino allo spasimo al cuore della vita.
Tuttavia, come ogni figura del Tartaro, ha complesse debolezze che lo rendono umano e salde virtù che lo rendono ...una persona di valore, che vale davvero la pena conoscere.

Non parlerò delle virtù, non mi sono ispirato: basti però sapere che sarei pronto a mettere la mia vita nelle sue mani e per cui andrei in capo al mondo. Al diavolo gli Strali.

Ben più complessi sono i sui demoni. Perché, ovviamente, anche se è così bravo a dare la caccia a quelli degli altri, non è molto bravo a combattere e riconoscere i propri. Non a caso, l'arco si usa bene attraverso ampi spazi, non a distanza ravvicinata.

Sebbene sappia essere intrepido, la sua natura di pigro pantofolaio emerge ciclicamente: in quei periodi, spesso impregnati di cupa insoddisfazione e frustrazione, appende l'arco al chido della sua capanna e sprofonda nel suo comodo pagliericcio.

Ciclicamente si trova a fare bilanci con se stesso, scoprendo che le strade battute con entusiasmo non lo hanno portato dove voleva. Altrettanto spesso, il Corridore lo raggiunge allo stesso traguardo: in ritardo, ammaccato e trafelato ma di solito più sereno. I diversi percorsi hanno insegnato ai due cose diverse, ma alla fine le conclusioni convergono in buona misura. Si vive quindi il rito del "te l'avevo detto" dell'Arciere e del "in effetti, avevi ragione, pero'..." del Corridore. Davanti a una birra, tutto questo è...confortante e bello.

Una cosa però pesa moltissimo sul cuore dell'Arciere: la mancanza di una compagna. Sebbene sia assai più capace con le donne di quanto non sia il Corridore (che a ben vedere è solo stato molto fortunato), l'Arciere sconta la sua stessa natura: non può esimersi dal lanciare Strali. E, sebbene eliminino tutto uno strato di persone di scarso valore, le "critiche pungenti" e gli "attacchi polemici" di solito non dispongono molto bene coloro che vivono accanto a lui.

Però, nonostante le difficoltà, sono sicuro che un giorno troverà una donna di grande valore, che saprà anche lei dargli delle belle mazzate e che saprà amare un avventuroso pantofolaio armato di arco.

Detto questo, ho concluso. Poso la minatura dell'Arcere sul diorama vicino al Corridore, con un bel fuoco da campo e un barile di birra.

Con un cielo stellato, cosa si potrebbe chiedere di più?

1 commento:

Pellix ha detto...

ho notato che il corridore, impegnato mente e corpo nella sua corsa, questa volta ha urtato l arciere che, fermo lungo un sentiero comune ai due, stava riparando l arco consunto

cio che il corridore non avra notato e che quel piccolo tocco aveva lo stesso significato delle parole "te lo avevo detto" ma che in questo caso erano dette dal corridore e non dall arciere
l arciere dal canto suo non e il tipo che dice "avevi ragione" con molta facilita, preferisce dire solo "grazie"

perche quando non ce da dire molto e perfettamente inutile sprecare parole che non centrano e basta solo ringraziare