Il tempo è passato.
Il vento è cambiato.
Ogni cosa intorno a me è... mutata, persino il colore delle ombre che, solitario, proietto sul terreno gelato.
Sono in un'altra terra, un'altra Regione del Tartaro. I racconti, i personaggi e i simboli lasciati alle spalle? Lontani, anche loro. Cos'è cambiato? Sono cambiato io. Come sempre, nel Tartaro. Ma è anche cambiata la mia vita nel mondo reale, con tutte le proiezioni del caso. Dall'interno all'esterno. Dall'esterno all'interno.
Il tempo è passato. L'inverno è arrivato.
La Trasfigurazione dell'Albero
Le membra della mia anima sono anchilosate nello scrivere. La mia folle corsa nel Tartaro mai è stata così frenetica, ma la musa della scrittura non mi ha ispirato, ultimamente. Anche lo stile è fiacco, piatto, poco incisivo. Intorpidite e formicolanti, le mie parole arrancano sulla pagina bianca, sorrette solo dalla determinazione del mio sguardo. Il Corridore ha corso così veloce e così lontanto che la Parola non è riuscita a seguirlo. O forse aveva solo bisogno di correre, senza pensare al significato stesso del moto.
Di cosa dovrei parlare? Di Libertà. Esaltazione. Follia. Fallimento.......e dolore, come sempre.
Com'è normale che sia. Com'è giusto che sia.
Cambiamento. Nel lunghissimo tempo trascorso dall'ultimo post, sono successe cose incredibili, inimmaginabili. Sento che la mia arroganza di narratore mi spingerebbe a raccontarle tutte, eppure la mia pigrizia, la mia pochezza o semplicemente la mia stanchezza non mi permettono di farlo. O forse solo la paura di annoiare il mio lettore? o me stesso?
In buona misura, parlarne ora è anche troppo presto.
In questo che forse è solo lo spunto isolato e vuoto di una serata tranquilla, voglio sperare di trovare nuova linfa per le sopraddette impigrite membra. Qualunque corsa, anche la più veloce, comincia con un singolo passo.
E dunque parlerò di quell'evento che tutto ha cambiato. Che ha segnato la fine di un'epoca della mia vita. La fine dell'Albero.
C'era una volta un Corridore sparuto e miserabile, che dopo aver corso sperduto un una landa tormentata, nel mezzo di una foresta pietrificata dal fuoco trovò una piccola radura verdeggiante. Al centro della radura, un giovane alberello: vivo, verde e meraviglioso.
Fu amore. E luce e calore scaturirono dall'incontro dei due. E acqua vivifica sgorgò ai loro piedi e irrorò quella Terra che oggi noi chiamiamo Tartaro. Il Corridore acquisì forza, coraggio e conoscenza. E al centro della radura, crebbe e si erse maestoso l'Albero. Dopo un'epoca di tormento e solitudine, cominciò l'Era della Pace. LUNGA VITA ALL'ALBERO!
L'Albero prosperò a lungo, pegno vivo nel mio cuore del legame fra me e la mia splendida e amatissima fidanzata, le cui magnifiche gesta ho già avuto modo di raccontare.
A lungo visse l'Albero, davvero. Ma non in eterno. Poiché un giorno, riuscii a squarciare le coltri della paura e della negazione e vedere la ruggine e il deperimento della vecchiaia. Un giorno vidi chiaramente che il mio adorato Albero stava morendo. E fu un giorno buio: un vento gelido e oscuro spazzò la terra, e sembrò che nel Tartaro tutte le foglie fossero diventate secche e morte.
Ne parlai con Colei che Nutrì l'Albero, vedemmo insieme la verità su di noi e la fine di quell'Epoca meravigliosa. Sciogliemmo i nostri voti e non fummo più una coppia.
Contrariamente alle aspettative, fu un giorno di gioia. Dopo mesi di pesante e lento trascinarsi di una relazione ormai finita, assaporammo la libertà e la leggerezza di poter camminare da soli, senza esserci perduti ma solo... lasciati.
Nei mesi a seguire ho avuto modo di soffrire, anche per la separazione. Quei pomeriggi d'estate passati nella fresca e profumata ombra dell'Albero mi sono mancati. Ho avuto modo di comprendere la felicità di tanti, innumerevoli piccoli momenti, così piccoli e abituali da risultare NORMALI. Ah, che innocente follia! un tesoro così grande, persino noto, eppure così poco apprezzato. Sapevamo che ce ne saremmo accorti un giorno, un "dopo". E così è stato.
Eppure, per me non c'è rimpianto. Ho scritto tanti post orribili, in cui ho parlato di cose tremende e dolorose. E altri post si aggirano nella mia mente. Ma questa volta, per UNA volta, voglio parlare di una cosa bella, anche se un po' triste.
La Radura è vuota, ormai, Al posto dell'Albero c'e' solo un Tumulo, una piccola collinetta di terra smossa. Qua e là, avvallamenti e buche. E questo è triste, dà un senso di vuoto che mi stringe la gola, che mi spezza la voce, perché perdere qualcosa di così prezioso è... dura. Ci si può assuefare alla felicità, così tanto che ci si rifiuta di vedere che ormai non si è più felici, ma solo invischiati in una routine vuota e squallida. Perdere lo status quo di "felicemente fidanzati" è molto dura. Ci si condiziona a essere felici, perché le persone felici sono felici. Perché le persone che si sentono felici sono persone al sicuro. Non devono guardare negli angoli bui della propria anima. A una persona felice, i demoni non chiedono pegno.
Stolti. I demoni si accumulano nell'oscurità. E aspettano.
Io però sono stato fortunato. Ho vissuto una storia d'amore che mi ha segnato profondamente. Per il meglio. Colei che Nutrì l'Albero mi ha reso una persona migliore, e anche se non la "amo" più (solo nel senso convenzionale del termine), una parte di lei sarà in me per sempre.
Questa ricchezza non mi ha abbandonato. E' mia. L'ho vissuta. E anche se non è più nel mio presente, so che è ESISTITA e che una parte persiste ancora in me.
La Radura è vuota. Ma anche se il dolore si sente, anche se ormai vago per sterminate pianure di ghiaccio infestate di demoni, io so che nel cielo del Tartaro c'è una nuova trama di stelle: la Costellazione dell'Albero.
Poiché l'Albero è sì morto, ma si è anche Trasfigurato.
Che gioia. Che vita. Ora il cielo è oscurato da nubi cupe e roventi ma so che da qualche parte la Costellazione dell'Albero brilla, non sono perduto del tutto. Sono un uomo molto ricco e fortunato, a dispetto di tutto quello che scrivo nei post.
Avanti. Oltre le montagne.
Ho lasciato la Radura alle mie spalle. La mia permanenza in questa regione del Tartaro è finita. Nuovi nemici, antichi demoni mi inseguono. E il gelo incalza. La nuova Epoca non è gioiosa come quella che l'ha preceduta. Ne parlerò penso, molta della mia carne è pronta a cuocere sul fuoco della proiezione.
Ma non stasera. In questa ormai rara sera stellata, contemplerò nel cielo il segno di un amore grande e meraviglioso. La Costellazione dell'Albero.
mercoledì 6 maggio 2009
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